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Someone Without Peers 538 1 - Someone Without Peers

Someone Without Peers

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I have a friend who I see once in a while, and whenever we meet, we talk about our favourite books. Next time, we will take our words back. It’s always like this; we turn back and refine our opinions on books. We do so reluctantly, because ‘to refine’ implies that once we had talked crap and had even insisted that our crap talk was correct. Last night, for instance, my friend sent me a message stating that The Night Journey by Bahman Sholevar is not as compliment-worthy as he had once believed, and that Jalal Ale Ahmad’s criticism (which at the time had seemed like conservative nonsense written out of envy) now sounds thoroughly truthful. We used to enthusiastically praise Kundera’s The Unbearable Lightness of Being for how it changed the way we thought about time. Some twelve years later, when we met, the first thing we talked about was how amazing it was that thanks to Kundera we had once thought the world was reversible, and in any event, life was going to give us time for free. We went through a singular agony reading Ismail Kadare’s The Great Winter, and it was only when we next met that we realised all the hardships we read about could also have been part of our own lives.


Published in the October 2017 issue of Asymptote Journal (read the complete text in Persian and English here)

The piece has also been translated to Italian and published in Internazionale.

 

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Anatomy of Depression Released in Persian

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Mohammad Tolouei’s recent novel, Anatomy of Depression, hits Persian book market.

Anatomy of Depression is Tolouei’s fourth book of fiction for adults, after Fair Wind’s PreyI’m Not Janette, and Lessons by Father. Composed of three episodes, namely ‘The Wandering Train,’ ‘Doors of Perception,’ and ‘The Suspension Bridge,’ it accounts hard times of three characters who affect each other’s lives in different ways and finally withdraw to their own solitude.

The book is released by Tolouei’s exclusive publisher: Ofoq.

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‘Il Grande Iran’ released in Italy

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Prefaced by Mohammad Tolouei, "Il Grande Iran" was released in Italy.
Bellissimi in un posto magnifico. Featuring Luciana Littizzetto nella stanza affianco e un pubblico coi fiocchi. Il Grande Iran è sbarcato a Torino con Giacomo Longi, Mohammad Tolouei, Karim Metref, 15940931_1331598433577804_4816802947241827889_nJacopo Rosatelli.

 

 

Il Grande Iran è sbarcato a Torino

Giuseppe Acconcia racconta “Il Grande Iran”

di Elisabetta Gatto / Caffé di Giornalisti:

Un reportage, un libro di storia politica e sociale e un focus sull’attualità politica iraniana: “Il Grande Iran”, l’ultimo libro di Giuseppe Acconcia, giornalista e ricercatore specializzato in Medio Oriente, è tutti e tre insieme. Il titolo scelto fa riferimento al progetto dell’ex presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, del Grande Medio Oriente da realizzare esportando la democrazia. Progetto che si è rivelato fallimentare e ha prodotto esattamente il contrario: il rafforzamento di un Grande Iran, un paese che mai prima di allora aveva cercato di tradurre il suo modello fuori dai confini nazionali.
Il libro ripercorre 200 anni di storia dell’Iran e le due grandi rivoluzioni, quella che ha portato il paese dal sistema feudale a quello parlamentare e dalla monarchia alla Repubblica islamica.
Oggi l’Iran è un paese strategico”, spiega Acconcia. “È fondamentale per la soluzione del conflitto in Afghanistan, della guerra in Siria (al tavolo delle trattative sulla crisi siriana accanto ai capi delle diplomazie di Usa, Russia, Arabia Saudita e Turchia sedeva anche il ministro degli esteri iraniano) e, ovviamente, in Iraq.”

Alla presentazione al Circolo dei Lettori di Torino, sono intervenuti, insieme all’autore, l’educatore e giornalista algerino Karim Metref e lo scrittore iraniano Mohammad Tolouei, che ha curato la prefazione: è stata l’occasione per parlare di un Iran lontano dagli stereotipi che lo vogliono sempre ammantato da un’aura di mistero e al tempo stesso per cercare di comprenderlo consapevoli della sua complessità.
L’Iran è un’isola di persiani circondata sostanzialmente da arabi, di sciti circondata da sunniti”, inizia così Karim Metref per decostruire l’immagine stereotipata di un Oriente come un tutto omogeneo, dove tutti sono arabi e musulmani. “Come algerino, mi sono sentito più spaesato in Iraq che in Italia!”
E racconta di come negli anni Ottanta rispetto all’idea diffusa dell’Iran come di un paese conservatore e oscurantista si era sorpreso scoprendo, grazie al reportage di un bravo giornalista algerino, che le donne di Teheran erano più libere di quelle di Algeri, o che la produzione culturale , così come la vita politica erano più vivaci e ricche che in Algeria.

L’Iran è dunque una società di oppressione o ci sono margini di libertà? “Da un lato, il controllo da parte dello Stato è capillare”, commenta Acconcia. “Mi è capitato durante un viaggio da Damasco a Teheran di vedere fermarsi il treno perché i passeggeri potessero scendere e recarsi a pregare. Ma ci sono al contempo anche ampi spazi di libertà. La stesso fatto che la donna non possa comparire sul palcoscenico a teatro se non in presenza di un uomo è la dimostrazione che si trova sempre un modo per aggirare i divieti. Oppure il fatto che nei film, visto che la donna non si può mostrare se non velata, anche in spazi domestici dove abitualmente non è richiesto l’uso del velo, si escogita lo stratagemma di un gran freddo,  è la prova che nella quotidianità si riesce a superare ogni imposizione.”
Una società, dunque, che per le sue contraddizioni risulta complessa da decifrare. “Capire l’Iran”, ribatte  Mohammad Tolouei, “significa capire la compresenza di più forze una accanto all’altra, che a volte lavorano insieme, altre si separano.”
Viene citato, a mo’ di esempio, la recente morte dell’ex presidente Rafsanjani: perché al funerale di un uomo che aveva fama di essere un ‘conservatore pragmatico’, ma anche spregiudicato, che è stato uno dei leader della rivoluzione islamica del 1979 e un collaboratore del fondatore della Repubblica islamica, l’ayatollah Khomeini, sono accorse tante persone? Forse perché Rafsanjani è stato anche uno dei mediatori, senza scoprirsi, dell’accordo sul programma nucleare iraniano raggiunto a Vienna nel luglio del 2015 tra l’Iran e le grandi potenze mondiali? O forse perché, come scrive Acconcia, “in Iran tutto è il contrario di tutto”.

Paradossalmente, prosegue Tolouei, con i conservatori al governo ci sono più limitazioni sul piano dei diritti civili, ma sul fronte culturale – perché interessa meno – ci sono meno divieti; quando invece sono i riformisti al potere ci sono meno pressioni sulla società civile, ma meno libertà sul fronte culturale.
Tradizionalismo e progressismo hanno una doppia faccia. La stessa rivoluzione islamica di Khomeini non era ispirata dalla tradizione, al contrario era molto moderna, influenzata piuttosto dalla teoria marxista della rivoluzione permanente.

E allora la rivoluzione iraniana si può considerare un modello per i movimenti che hanno ispirato le primavere arabe?
“Le primavere arabe sono fallite”, chiarisce Acconcia. “In Siria Assad si è rafforzato, in Egitto sono aumentate le violazioni dei diritti umani. Quale ha avuto successo in Medioriente? La rivoluzione islamica del 1979. Anche se poi è stata tradita, perché le aspirazioni dal basso, le voci di donne, studenti, operai sono state messe a tacere da Khomeini. La società civile iraniana è sempre stata più progressista dello Stato.”

Gli Iraniani, come fa notare Tolouei, si ritengono diversi dalle altre popolazioni mediorientali, in un certo senso superiori, perché convinti di avere alle spalle una storia millenaria mai interrotta: “Ma è un’illusione storica! E fa sì che siano sempre in cerca di un nemico da combattere. Innanzitutto gli arabi, responsabili di aver introdotto l’islam nel paese. Ma lentamente si sta realizzando il passaggio dalla liberazione dall’illusione al connettersi finalmente al mondo.”

Pubblicato: 16 gennaio 2017

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Summer ’84 Translated to Italian

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“Summer 84”, the second of Mohammad Tolouei’s short story collection ‘Lessons by Father’ is translated to Italian and published in the summer issue of Internazionale.

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