italiano

Lezioni de PAdre 593x658 - Le Lezioni di Papa

Le Lezioni di Papa

Le Lezioni di Papa 593 890 logos

Lessons by Father 

Lessons by Father is translated to Italian by Giacomo Longhi and published by Ponte33.


Le lezioni di papà

Novembre 2019
pp. 96
ISBN 978-88-96908-13-6
€ ۱۱,۰۰

Traduzione dal persiano di Giacomo Longhi

In questa raccolta di racconti Mohammad Tolouei compone una piccola saga attorno alla figura di suo padre, Ziya, improbabile capofamiglia che parte per il fronte dopo una lite coniugale, nasconde un passato da guerrigliero, sogna di trascinare la famiglia in Europa e tenta di approfittare del clima di incertezza seguito alla rivoluzione del ’۷۹ per compiere il salto sociale. Un personaggio animato da un idealismo rocambolescoe da un opportunismo un po’ ingenuo che la madre di Mohammad, donna dal carattere schivo e severo, controbilancia con entrate in scena tanto dosate quanto risolutive.
“Perché mai i papà pensano che la memoria dei figli sia solo dispari, come i rami di un Lucky Bamboo? Come mai credono che i figli si debbano ricordare soltanto il lato positivo?” si chiede l’autore che, ormai trentenne e intento a costruirsi una carriera nella capitale, cerca di tenere le fila di un rapporto non proprioidilliaco ma silenziosamente permeato da un affetto incontenibile.
Sarà forse un viaggio a offrire ai due l’occasione per riconciliarsi e accettarsi l’un l’altro così come sono?

madeindenmark 1170x658 - Made in Denmark [Italian]

Made in Denmark [Italian]

Made in Denmark [Italian] 2046 1820 logos

Vivevamo in una casa dove le porte erano chiuse. La porta della veranda era chiusa. La porta dello studio era chiusa. La porta a due battenti dell’ingresso era chiusa, ci avevamo messo davanti il divano americano. La porta del bagno era chiusa. La porta della cantina era chiusa. La porta del cesso in cortile era chiusa. La porta del solaio era chiusa. In primavera, autunno e inverno la porta del soggiorno era chiusa, non c’era gasolio per riscaldarlo. Rimaneva aperta solo d’estate. In soggiorno c’era un tavolo da ping pong dove io e mia madre ci sfidavamo. Per farmi arrivare al tavolo mi faceva salire su una brandina e cercava di non fare colpi troppo difficili. Mia madre aveva vinto il campionato delle studentesse iraniane e impugnava la racchetta alla cinese. Io, invece, giocavo all’europea. Vivevamo in un mondo dove le persone erano fedeli a un’ideologia anche per impugnare una racchetta. E io, fin dall’inizio, stavo con l’occidente.

I nostri stili erano agli antipodi. Mia madre tirava basso e stretto, io lungo. A me riuscivano meglio i sidespin, a mia madre i topspin. Nonostante mia madre avesse collezionato tutte quelle coppe, vincevo sempre io. Merito dello stile, il glorioso stile occidentale. Ma se mia madre giocava a ping pong seguendo i metodi asiatici, mio padre covava l’idea di trasferirci tutti quanti in Danimarca, un paese occidentale che però prevedeva agevolazioni economiche, indennità di disoccupazione e sussidi per i figli proprio come se facesse parte del blocco socialista. E per convincere mia madre a partire, ogni giorno a casa chiudeva sempre più porte…

Download (PDF, Unknown)

estate84 1170x658 - Estate '84

Estate ’84

Estate ’84 2046 1132 logos

Tradotto in Italiano: Giacomo Longi | Internazionale 2015

Mi stavo facendo la barba nel bagno del treno in modo da arrivare a Isfahan pulito e ordinato. Fuori albeggiava, erano le cinque passate e in pochi minuti i mattinieri con la vescica piena avrebbero cominciato ad accalcarsi dietro la porta e a scuotere la maniglia. Mi sono spalmato la faccia di schiuma e ho voltato le spalle allo specchio. Ho l’abitudine di non guardarlo quando devo radermi. Ogni volta che lo facevo mi tagliavo, perfino con quei Gillette a tre lame con cui, in teoria, ferirsi è impossibile. Per sfottermi i compagni del servizio militare mi dicevano di andare alla sede della Gillette a ritirare il premio, che di sicuro ce n’era uno in palio per chi riusciva nell’impresa di tagliarsi. Fatto sta che se mi radevo guardandomi allo specchio mi toccava sempre tamponare tre o quattro punti del viso. Comunque mi stavo facendo la barba rivolto verso la porta, quando il rasoio si riempiva lo passavo sotto il getto del rubinetto e poi tornavo a dare le spalle allo specchio.

Allora ho visto la firma. Era incisa sulla vernice rossa della parete in vetroresina, in un punto così alto da far supporre che il suo autore fosse stato bello alto. Aveva scritto “Estate ’۸۴ Ziyaoddin” e disegnato una sigla di cui si distinguevano le lettere ta e ayn, proprio come la sigla di mio padre, quella che usava per gli assegni. Mio padre aveva una firma per ogni occasione: una per l’ufficio, una per la burocrazia, una, più elaborata ed elegante, per gli inviti e gli auguri di buon anno e una per le faccende economiche cioè, per esempio, gli assegni. Ho stretto le palpebre, più che altro perché una goccia d’acqua mi era scivolata dal sopracciglio. Non c’era dubbio, la firma era la sua. Mi ha solo stupito che fosse arrivato fin lassù. Sarà montato sul lavandino in alluminio e avrà inciso la firma con le chiavi dell’appartamento di via Mariam, quello comprato grazie al piano abitativo di Banisadr e che all’epoca non avevamo ancora finito di pagare. Ho continuato a radermi dando le spalle allo specchio, senza staccare lo sguardo dalla firma di mio padre. Era tutta sbilenca, non ferma e sicura come sempre. Doveva averla fatta mentre il treno era in movimento, durante una fermata non sarebbe venuta così storta.

La maniglia ha traballato su e giù e qualcuno ha bussato. Anche se sulla porta campeggiava il segnale rosso tredi occupato, il tizio non mollava la presa. Poi, probabilmente spinto dall’incombenza fisiologica, ha sferrato un altro colpo, la porta si è aperta e lui è entrato. “Che diavolo combini?”, ha domandato seccato.
Avevo metà faccia piena di schiuma e impugnavo il rasoio, non c’era bisogno di rispondere. Ho sollevato il rasoio e l’ho passato sulla guancia. Il tizio non era né un controllore né il capotreno, e non doveva essere nemmeno un poliziotto in borghese. Indossava un giubbotto da aviatore americano. Io mi stavo solo facendo la barba nel bagno del treno…

Download (PDF, Unknown)

photo 2016 10 27 18 53 40 - pubblicato con prefazione di Mohammad Tolouei

pubblicato con prefazione di Mohammad Tolouei

pubblicato con prefazione di Mohammad Tolouei 344 522 logos

 

Il Grande Iran
photo 2016 10 27 18 53 40 198x300 - pubblicato con prefazione di Mohammad Tolouei

Il Grande Iran

Autore: Giuseppe Acconcia

Prefazione: Mohammad Tolouei

Exorma Edizioni